venerdì 27 maggio 2016

Intervista a Raffaele Fiume

Raffaele Fiume e la sua musica

Non solo cantante, ma anche compositore. Parlo di Raffaele Fiume.
“Come hai iniziato la tua carriera?”.
Ho iniziato a Radio Emilia 1. Sono stato DJ al Jumbo Music Hall di Parma e al Caravel di Mantova  che erano due tra i più importanti locali degli anni ’70”.
“Le tue prime canzoni?”
La prima Hitol, venne arrangiata da Enrico Intra con Tullio De Piscopo alla batteria. Nell'80 incisi tre album come cantautore. Come autore, produttore ed arrangiatore 50 brani italo disco, tra cui Helicon, Furyo, Clock On 5. Ho scritto anche canzoni per e con Albert One e con Ivana Spagna che ha cantato il mio brano Saremo Liberi vincendo il Telegatto nel 1983”.
“Hai fatto anche altro?”.
Sì, diverse serate con Pierangelo Bertoli e Mimmo Cavallo. Nel 2014 invece, ho ripreso il percorso ITALODISCO, producendo Disco mix in vinile e figurando in molte COMPILATIONS edite nel mondo”.
“Tornando un attimo indietro nel tempo, cosa ricordi maggiormente dei tuoi anni passati alla radio?”.
La passione, la voglia che solo a 17 anni è così travolgente, considerato che nel 1976 erano ancora poche le radio libere o private che dir si voglia,         per cui allora sapevi che avevi davvero migliaia di ascoltatori che ti seguivano, curiosi anche per la novità che rappresentavi”.
“Quanto il proprio carattere può incidere nella realizzazione professionale?”.
Il carattere incide molto. Io per esempio, sono molto disponibile con chi m’ispira fiducia, ma al tempo stesso intransigente e scontroso con chi ritengo in malafede o quando capisco di aver a che fare con una persona falsa”.
“Hai vinto un Telegatto. Cosa ricordi di più di quel momento?”.
Ricordo la mia incredulità, ricordo i miei genitori che, come sempre non si perdevano un mio spettacolo. Ricordo soprattutto Mike Bongiorno che me lo consegnò a Boario Terme nel 1983 e devo dire che per un istante mi parve di essere al Rischiatutto e di aver risposto in modo corretto alla domanda finale. Già! Il Rischiatutto! Un programma che da ragazzino amavo moltissimo”.        
“E di Ivana Spagna invece cosa rammenti?”.
Di Ivana ho un bel ricordo. La considero la più grande cantante che abbia mai ascoltato. Nel 1981 la sentivo spesso provare dal vivo; era un’ira di Dio! Favolosa, poliedrica, tecnicamente per me inferiore solo a Mina. Sai, penso che Spagna abbia delle potenzialità vocali non ancora del tutto esplorate, è fantastica!”.
“Dato che hai realizzato molti mix, come trovi che sia cambiato il modo di fare musica oggi?”.                                                                 
Il computer e i programmi musicali creati con questo nuovo sistema informatico, hanno rivoluzionato la musica sia nel bene che nel male. Nel bene intendo dire che oggi in studio impieghi decisamente meno tempo e quindi le produzioni costano meno, nel male perché c'è chi crede di scrivere musica con un loop per 7 minuti bypassando la forma canzone che richiede una melodia precisa con intro, strofa e ritornello. Però sono certo che dopo una quindicina di anni di ‘loops’ ripetuti all'infinito, la gente si sia rotta le scatole e senta il bisogno di ascoltare canzoni, canzoni e poi ancora canzoni: ERA ORA!”.
“Se tu tornassi indietro, c'è qualcosa che cambieresti?”.
Forse sì, sarei ancora più intransigente e selettivo, ma tutto sommato va bene così, parafrasando D’Annunzio: Ho avuto quel che ho donato”.
                                                                                 Elisabetta Ciavarella



domenica 1 maggio 2016

Intervista a Genesio Piccolo

Rinascere con la scrittura

Genesio Piccolo, nato a Portici (Na), figlio di un Maresciallo Maggiore dei Bersaglieri, è cresciuto per alcuni anni nella caserma Pinerolo di Bari e poi si è trasferito a Barletta, dove risiede attualmente.
“Genesio, quando hai iniziato a lavorare?”.
Ben presto, già durante la Scuola Media. Appena l’ho terminata poi, ho iniziato a lavorare come agente pubblicitario e ho trascorso molti anni tra radio e agenzie di pubblicità. Con mia sorella Anna ho pensato anche di aprirla un’agenzia pubblicitaria, ma ho dovuto chiuderla dopo tre anni per vari problemi”.
“E poi?”.
Sono riuscito ad entrare nel circuito cinema multisale, diventando Direttore del cinema estivo a Margherita di Savoia e Responsabile alla qualità nella multisala Cinestar di Andria”.
“Quindi sei realizzato professionalmente, invece nella vita privata?”.
Ho avuto la fortuna di avere due bellissimi figli, Ileana ed Angelo Simone. Ma la vita mi ha riservato un grande dolore. Dopo un’operazione al ginocchio che andò male, solo dopo tre mesi riuscii ad uscire salvo e in piedi dalla rianimazione! Purtroppo la vita ha continuato a mettermi alla prova. Il mio matrimonio è naufragato”.
“Mi spiace. Allora come sei approdato alla scrittura?”.
Dalla separazione trovai la forza di prendere in mano la penna e scrivere tutto ciò che prima tenevo unicamente per me o raccontavo solo a voce. Iniziai a scrivere la mia prima poesia nel 2013, Eravamo Innamorati e la inviai a un editore che la considerò stupenda. Da quel momento è cresciuta la voglia di scriverne altre”.
“Ti esprimi solo attraverso internet?”.
Sì, ho aperto una pagina Facebook  e cerco di diffondere al mondo interattivo i miei pensieri. Fino ad oggi ho scritto più di 100 poesie e continuerò di sicuro”.
"Hai in mente nel futuro di pubblicare un libro?".
"Veramente al libro di poesie ci sto pensando, ma per me è un'esperienza nuova. Ne ho scritte molte sul web perché ho voluto testare se i miei pensieri piacessero e, fino ad oggi, sono contento che piacciano e vengano condivise. Ciò non toglie che creare un libro per me sarebbe fantastico e sicuramente se riuscirò, sarà un tascabile".
"Quali ritieni siano i pro e i contro delle pubblicazioni sul solo web?".
"I pro delle pubblicazioni sono moltissime. Tanto per iniziare, attraverso il web si possono raggiungere persone da tutto il mondo e si velocizza così in modo rapidissimo la comunicazione collettiva. Pubblicare poesie o un libro è un modo diretto per avere un contatto con i propri lettori, conoscendo i loro pensieri e giudizi. I contro della pubblicazione degli scritti sul solo web sono esempio, non poter sentire il profumo della carta, memorizzare o leggere materialmente un testo e poterlo condividere a fine lettura consegnandolo nelle mani di una persona cara. L'importanza del cartaceo non dovrebbe mai mancare. Però credo che bisognerebbe prima produrre un libro su carta e poi pubblicarlo sul web. Non il contrario come molti sono soliti fare". 
“Sei diventato un Cavaliere Templare il 15 Aprile scorso. Cosa ti ha spinto?”.
La mia fede. Un’ancora che non smette mai di esistere, oltre a quella della scrittura, ovviamente”.
                                                                              Elisabetta Ciavarella



martedì 19 aprile 2016

Intervista ad Elio Patella


Elio Patella, uno storico per passione

Curioso per natura, Elio Patella, geometra e tipografo di Torremaggiore, è riuscito ad unire il suo amore per la storia a quello per il lavoro.
“Com’è nata questa passione?”.
Ricordo quando ero bambino, in campagna, restavo molto affascinato dal ritrovamento di fossili, tipo conchiglie. Allora non c’era la meccanizzazione, per cui i fossili non venivano frantumati e dispersi”.
“Quanto è importante per uno storico lo studio?”.
Veramente durante i miei studi non ero tanto incoraggiato. Un alunno a volte, può risentire di pregiudizi soggettivi da parte di alcuni professori. Proprio per questo, nel corso degli anni, mi sono posto degli obiettivi, sfidando anche il tempo e conquistando le mie rivincite”.
“La tua attività di tipografo ti ha agevolato oppure ostacolato?”.
Devo dire che sono stato molto fortunato perché ho potuto unire allo studio, piccole esperienze lavorative in diversi settori e tra queste, i primi contatti con l’arte tipografica. È dal 1982 che mi dedico a tempo pieno alla tipografia. La padronanza ed il contatto con l’uso delle nuove tecnologie poi, sia in ambito grafico che tipografico, mi hanno dato l’opportunità di confrontarmi con letterati e autori locali”.
“Davvero? Allora hai potuto conoscere alcuni nomi importanti!”.
Certo! Ricordo con piacere Nino Casiglio, Vito Nacci, Pasquale Ricciardelli, Michele Meola, Severino Carlucci, i quali hanno acceso in me il piacere e la passione per la conoscenza e la ricerca negli studi della storia locale. Direi il classico connubio autore-tipografo che, da Gutemberg in poi, più volte ha trasformato i tipografi in editori ed altre volte in autori”.
“L’apporto di internet?”.
I mezzi telematici hanno molto favorito il lavoro dello storico che, grazie ad essi, può raccogliere dati e informazioni in modo rapidissimo”.
“E lo storico di oggi, può essere sicuro al 100% dei dati raccolti sul web?”.
La sicurezza si ha quando una serie di indizi storici sono concordanti; la prova chiave però è quella archeologica e bisogna quindi non fermarsi alle mere informazioni”.
“La tua produzione?”.
La mia produzione letteraria, oltre svariati articoli giornalistici, consta di opere librarie in cui affronto temi specifici (Usi civici: Le affrancazioni dei Comuni d’Italia del 2011), temi di storia (Apulia.it – Ricuciture storiche e storiografiche del 2010 e Ferentum, il Ferentano e dintorni, indagine storica riguardante Fiorentino, del 2014) e temi a carattere divulgativo nella collana I quaderni di Terra Maggiore (Il gioco de’ Tali e la Tabula Lusoria di Torremaggiore; Da Geronium a Canne e le Strategie romane di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore; L’origine della Peranzana, di cui ho appena pubblicato la seconda edizione; Dal bombardamento di Foggia a quello di Montecassino; Il mefitismo nelle città di fine Settecento e Torremaggiore, tracollo di un’economia florida)”.
 “Appunto, parlando proprio di Torremaggiore, oggi invece, cosa si può dire dell’economia di questo paese?”.
Purtroppo, dopo il boom degli anni ’70, periodo molto florido per l’economia locale, l’agricoltura che era una vera fonte di ricchezza, è stata di gran lunga penalizzata. La politica poi, non è riuscita a fronteggiare i problemi dovuti all’avvento dei prodotti esteri ed il clima, con i suoi cambiamenti, ha finito con il peggiorare la situazione. Attualmente dovremmo attivarci per un’inversione di tendenza, valorizzando i prodotti locali. Nel piccolo, cerco di contribuire con i miei studi e le ricerche, affinché ci sia una rivalorizzazione sia dei prodotti sia del territorio, incitando il turismo”.
“Nel futuro?”
Non abbandonerò di certo la scrittura. Continuerò con articoli e quaderni storici, perché la mia, è una passione infinita”.
                                                                                  Elisabetta Ciavarella

venerdì 25 marzo 2016

Intervista a Luciano Pompilio

(Foto di Giuseppe Massa)

Luciano Pompilio, musicista dei nostri tempi

Un artista con una passione innata, Luciano Pompilio, quella per la musica.
“Vero Luciano?”.
Sì, in effetti sin da piccolo, essendo rimasto orfano di mio padre che è venuto a mancare per un incidente quando avevo solo 6 mesi, ho avvertito il bisogno di rifugiarmi nella musica, per trovare conforto e sollievo”.
“Come sei passato alla chitarra?”.
Mi venne regalata da Matteo, mio fratello. Iniziai a suonare a 12 anni da autodidatta, brani di musica leggera e poi passai a quelli di musica brasiliana. Ma fu proprio ascoltando alla tele il concerto di un chitarrista classico, anche se non ricordo chi fosse, che scoppiò in me la voglia di imparare a suonare la chitarra classica. Iniziai quindi a prendere prima lezioni privatamente da un maestro e dato che avevo 16 anni, età limite per sostenere l’esame di ammissione al Conservatorio, tentai…”.
“E come andò?”.
Arrivai primo ed iniziò il mio percorso”.
“E dopo il Conservatorio?”.
Ho frequentato l’Arts Academy a Roma con il Maestro Stefano Palamidessi che mi ha trasmesso importanti insegnamenti sui vari linguaggi della musica. Inoltre ho avuto l’accesso a molti corsi di perfezionamento all’interno dell’Accademia con Alberto Ponce, David Russell, Manuel Barrueco, Hopkinson Smith ed altri a cui sono grato per ciò che mi hanno trasmesso”.
“Ora invece stai camminando da solo. Sei anche un insegnante. Cosa trasmetteresti in particolare ai tuoi alunni?”
Che è importantissimo dedicarsi allo studio con costanza e dedizione, ma non basta saper suonare bene uno strumento e conoscere le tecniche alla perfezione”.
“Allora cosa pensi sia fondamentale?”.
Credo che sia rilevante suscitare un’emozione in chi ascolta. Prima è fondamentale possedere una tecnica solida. Bisognerebbe studiare tanto la tecnica, scale, arpeggi legati… così da raggiungere un livello che possa permettere poi di affrontare qualsivoglia brano musicale e con la maturità, dedicarsi quindi all’aspetto musicale ed emozionale”.
“Cosa pensi del Conservatorio come scuola?”.
Credo che il Conservatorio con il nuovo ordinamento, disorienti un po’ i ragazzi. Troppe materie e meno tempo da dedicare allo studio dello strumento”.
“Hai un sodalizio artistico?”.
Sì, ho suonato per molto tempo insieme al Maestro Giuseppe Caputo. Subito dopo il Conservatorio ci siamo incontrati per caso. Abbiamo vinto più di 30 concorsi, tra cui Montelimar, il più importante al mondo per duo. Grazie a quest’ultimo importante concorso siamo stati invitati nei maggiori festival internazionali. Abbiamo realizzato 6 cd ed organizzato 12 edizioni del Festival Internazionale di chitarra Città di Manfredonia. Abbiamo suonato per ben venti anni insieme! Dal 1994 al 2014, ma da due anni abbiamo sospeso il nostro duo per via di alcune cure a cui Giuseppe si sta sottoponendo per la sua salute. Spero si rimetta al più presto”.
“E da solista ora come ti trovi?”.
"Credo che la figura del solista abbia il suo fascino e devo dire che mi piace anche e soprattutto perché ho la possibilità di essere libero di interpretare durante il concerto”.
“Attualmente hai inciso un cd da solo?”.
Sì, un cd dove ho inserito brani di Iannarelli, Bach e Barrios, brani amati da tutti. Il brano di Simone Iannarelli, Tribute, lo amo particolarmente ed infatti, così ho intitolato il mio cd. Iannarelli è non solo un compositore italiano che vive da tanti anni in Messico, è anche un mio amico ed ho voluto rendergli omaggio”.
”Impegni futuri?”.
Diversi concerti in Spagna, Germania, Cina ed anche in Italia sia come solista che in duo con un violinista. Sto inoltre preparando un programma con un soprano e con il Rimsky Korsakov String Quartett di Sanpietroburgo abbiamo realizzato un cd live che verrà pubblicato a breve. Invece il mio cd lo presenterò in diverse località italiane. Il 2 aprile a Trieste, il 3 a Roma, il 16 a Lucera, il 17 a San Giovanni Rotondo. Poi l’8  maggio a Como nella villa del poeta Fogazzaro e chiuderò il 20 maggio a Francoforte in Germania”.
                                                                                                  Elisabetta
                                                                                                                                                          

(Foto di Giuseppe Massa)

sabato 12 marzo 2016

Intervista a Stefano Peres

 Stefano Peres, frattalista per passione

Di Colloredo di Monte Albano, in provincia di Udine, Stefano Peres si è interessato alla pittura da sempre.
Mio padre collezionava quadri di artisti che conosceva e ho avuto modo di visitare anche i luoghi dove essi operavano”, tiene a precisare.
“Quando hai iniziato ad esporre?”.
Ho iniziato nel ’92, con quadri di piccolo formato, in una collettiva organizzata dal centro culturale I Contemporanei ed ho partecipato a varie manifestazioni. Nel ’99 Pier Mario Ciani mi fece fare però una mia personale a Udine”.
“Cosa significa per te creare?”.
Creo per hobby. Esprimermi con il colore per me è sicuramente più congeniale che rivelarmi con le parole. Prendo sempre l’ispirazione da qualcosa che accade, ricercando l’armonia tra le cose che mi circondano e me stesso. Un desiderio di certezze che mi porta ad essere affascinato dalle macchie, che formano giochi di ombre e luci e da certe spaccature dei frattali, che tendo a comporre in insiemi che mi diano, attraverso la loro illusione, qualcosa di tangibile (visi, occhi, animali, nuvole, ecc…) Nella formazione di un frattale inoltre, tento di trasfondere il senso ‘magico’ che mi aveva originariamente colpito, in modo che il fruitore possa a sua volta scoprire (svelare) il mio intento”.
“Quali colori utilizzi?”.
Uso colori acrilici. Il colore che mi piace molto è il blu avio, ma spesso uso colori scuri. Mi piace studiare la casualità dei frattali perché ritengo che l'arte stia proprio nell'interpretazione”.
“Cosa ti ispira maggiormente?”.
Mi ispirano innanzitutto la curiosità e la voglia di provare a vedere cosa viene fuori dalla casualità dei colori. Il quadro, infatti, cambia in base al clima; non esce mai la stessa figura!
“Il colore della felicità?”.
La felicità, secondo me, la puoi trovare in qualsiasi colore. Basta saper cogliere le sfumature. Il giallo però, trovo che sia un colore molto armonioso e luminoso".
“C’è stato un avvenimento che hai vissuto e che ti ha segnato”.
Sì, la sera del 6 maggio del ’76, quando avevo appena 11 anni, mentre mi trovavo  a  casa  e  guardavo  la  TV,  mia  madre  si  è  rivolta  ai  clienti  del  bar, dicendo  loro di aver  sentito  tremare  la  terra.  Qualcuno  rispose che forse si trattava di un grosso incidente in strada. Ma niente. Purtroppo dopo, la  seconda  scossa  che  ha  provocato  989  morti.  Mi sono ritrovato sotto il  tetto  della  mia abitazione, e la caviglia destra  fratturata. Estratto  dalle  macerie, mi portarono all’ospedale di Udine, dove sopraggiungevano  persone  di  continuo  e,  nella  confusione, operandomi, mi  hanno  lasciato  un pezzo  di  stoffa  del  calzino,  nella  ferita.  Per  15  gg.  mi  pulivano  l’infezione  che  si formava  continuamente,  ma alla  fine  i  medici  avevano  deciso  di  tagliarmi  il  piede,  senza dirmi  nulla.  Fortunatamente, mentre  me  lo  stavano  amputando,  si  sono  accorti  che  la  causa dell’infezione  era  dovuta  al  pezzo  di  stoffa  dimenticata  all’interno. A  mia  madre  il  dottore  disse  che  l’errore  fu  suo  e  per  colpa  di  questo,  la  gamba  dal ginocchio  in  giù  non  sarebbe  cresciuta  più  e  così  avvenne,  dicendole  anche che  avrebbe compreso  se  l’avessero  denunciato,  ma  i  miei  genitori  non  lo  fecero,  perché  compresero che nel caos provocato dal terremoto, poteva succedere di sbagliare!”.
“Come mai hai incontrato Cossiga?”.
 “Il  Ministro  degli  Interni  in  quel  periodo,  era  il  futuro  Presidente  della Repubblica  Cossiga che avevo  visto  solo  in  televisione.  Per  questo  rimasi  molto stupito  quando,  all’Ospedale  di  Udine,  sono  arrivati  in  visita  Francesco  Cossiga  e  Aldo Moro.  È  possibile  che  fuori  piovesse  forte  quel  giorno  perché  il  mio  primo  ricordo  di quei  due,  dal  mio  letto  d’ospedale,  è  quello  dei  loro  impermeabili  fradici  e  della  piccola pozzanghera  che  si  era  formata  immediatamente  sotto  la  punta  dell’ombrello.  L’allora ministro  Cossiga,  prima  dell’intervento  (mentre  Aldo  Moro  parlava  con  un  ragazzo  di Osoppo),  sarà  rimasto  a  confortarmi  per  più  di  1  ora  e  mezza,  cercando  di  convincermi che  l’intervento  non  mi  avrebbe  fatto  male.  Mi  spiegò  a  lungo  come  i  medici  avrebbero agito,  infatti andò tutto bene ed otto anni dopo  Cossiga  volle  incontrarmi  di  nuovo.
“Hai anche coniato un termine, vero?”.
Sì, ho partecipato ad un gioco/contest indetto dalla famosa Enciclopedia Treccani che invita i lettori a coniare nuovi termini. Il mio ‘balzeccare’, ovvero azzeccare al balzo”.
Dunque un artista, Stefano Peres, dalle molteplici risorse. Per avere un’idea dei suoi frattali, il link da visitare:
                                                                                                                        Elly

giovedì 18 febbraio 2016

Intervista a Rosanna D'Amico

A Gonfie vele, diario autobiografico di una donna del Sud
di Rosanna D’Amico

Una scrittrice che sa il fatto suo, Rosanna D’Amico. Nata e residente a Torremaggiore, nonostante si sia trovata in tenera età, di fronte allo spettro della poliomielite, non si è certo persa d’animo. “Era una splendida giornata di sole quando mia madre attendeva con ansia la mia imminente nascita. Essa avvenne in tarda serata, tra l’esultanza di tutti i presenti. Dopo due maschi, finalmente una bella femmina! Allora non c’era l’ecografia per conoscere in anticipo il sesso del nascituro. Gli anziani si affidavano al conteggio delle lune per ipotizzarlo. Il mio esordio fu una gran bella sorpresa e mi accolsero in famiglia con grande gioia”, il suo racconto spontaneo. Ma purtroppo “a otto mesi, parte della mia gamba destra, anche se lievemente, fu colpita dalla poliomielite. In quei lontani anni Cinquanta furono parecchi i bambini segnati da questa malattia. Non era stato ancora approntato il vaccino. Mia madre, quando divenni grande, non mancava di dire che forse era tutto accaduto perché la Madonna di Valleverde aveva voluto punirla, in quanto, non aveva mantenuto il suo voto! Il grande scrittore Carlo Levi, avrebbe definito tale affermazione retaggio culturale di un Sud ancora troppo arretrato culturalmente”.
Ed infatti ben presto l’autrice di A Gonfie vele, diario autobiografico di una donna del Sud (Aletti Editore), si trovò ad affrontare molte problematiche inerenti il suo territorio. Ma non solo. “Quali ideali Rosanna, hai perseguito maggiormente?”.
Ho fatto miei gli ideali del comunismo e della lotta di classe, della lotta per l’emancipazione della donna e della classe operaia. Da giovanissima divenni segretaria della Federazione Giovanile Comunista Italiana locale e poi membro del PCI. Ho lottato sempre e continuo a farlo, per la difesa dei diritti. Ho partecipato alla battaglia per il divorzio e per l’aborto, ma senza trascurare mai la famiglia, in cui ho sempre creduto”.
“Come fu la tua adolescenza?”.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, pur essendo intrigante, non è uno dei migliori periodi della vita. Esso destabilizza, per poi creare un nuovo equilibrio, in un processo della vita molto faticoso, ma anche avviluppante. Io penso che ogni fase di transizione diventi difficile e travagliata, influenzando negativamente il corso degli eventi, se non è accompagnata da solidi supporti, da una grande forza d’animo e da un equilibrio interiore”.
“Ed il passaggio alla giovinezza?”.
Nel pieno degli anni della mia giovinezza, mi ritrovai a vivere in un clima di grande ribellione, di cui gradualmente entrai a far parte anch’io. Si respirava aria di contestazione a pieni polmoni. Partendo dal mio piccolo, incominciavo a rendermi conto di tante ingiustizie, anche nell’ambito scolastico. La scuola andava cambiata, doveva essere di tutti e per tutti. Più di ogni altra cosa non ci piacevano gli atti terroristici, rossi e neri che stavano accadendo, non ci piaceva lo sfruttamento della classe operaia, la dura condizione dei braccianti”.
“Un clima difficile dunque, segnato dal passaggio degli anni Sessanta?”.
Diciamo che avrei tanto voluto viverli da protagonista, ma ero troppo piccola. Rimasi scossa però, quando il 6 giugno ci fu l’eclatante notizia dell’uccisione del senatore americano Robert Kennedy, fratello del Presidente John Kennedy che era già stato assassinato nel 1963. La pace, il mondo erano in pericolo! Ambedue infatti, erano stati uomini di pace, aperti al confronto e al dialogo ed a qualcuno erano risultati scomodi”.
“Cosa pensi della vita, anche se piena di problematiche?”.
Sono una persona ottimista per natura, amante della vita. Tengo alti i valori di democrazia, giustizia e libertà. Infatti cerco di impegnarmi sia con gli altri che per gli altri. La vita va vissuta pienamente, sia nei momenti sì che in quelli no e senza perdere il vero senso di essa, dell’equilibrio e della felicità che alla fine, secondo me, sta nel giusto mezzo”.
“Programmi futuri?”.

“Se mi sarà permesso, prometto che mi farò sentire fra trenta’anni, per continuare il mio racconto. La vita è un’avventura continua, da percepire in ogni poro della propria pelle, da gustare con ogni più piccola molecola della propria mente. LA VITA VA VISSUTA SEMPRE INCONDIZIONATAMENTE, A GONFIE VELE!”.
                                                                                                  Ellybetta

mercoledì 4 marzo 2015

Intervista a Deborah Riccelli

Per non dimenticare.
La voce alle donne che non possono più difendersi

Sono stata ispirata, sinceramente, da una frase ascoltata per caso e pronunciata dalla sorella di una delle troppe ragazze uccise, che diceva: nella mia famiglia non sarà mai più Natale, perché mia sorella non c’è più”.
Toccanti le parole di Deborah Riccelli quando si riferisce al suo libro Nessuno mai potrà + udire la mia voce.
Genovese di nascita, ottico per professione, ama da sempre la lettura e la scrittura.
Nel 2010 si aggiudica il Premio Speciale della Critica nel Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia del Forte con due poesie che pongono davanti a due antitetiche realtà sulla violenza delle donne.
Ed infatti a Deborah stanno molto a cuore le vicende in cui imperversa il crimine familiare, lo stalking, le varie condotte persecutorie e le violenze di ogni genere.
“A chi hai dedicato questo libro?”.
L’ho dedicato a lei, ad una ragazza uccisa a 19 anni dal suo ex ragazzo, Veronica Abbate, anche se il racconto è totalmente opera della mia fantasia e non è la sua storia. Ma  io sono convinta che possa essere la storia di tutte noi, che ognuno possa ritrovare un qualcosa di sé in Francesca, la protagonista, o la sua migliore amica, sua figlia, la nipotina, come pure può ritrovare qualcuno che conosce negli altri personaggi”.
“La storia quindi di una famiglia come tante?”.
Sì, è la storia di una famiglia normale, quasi perfetta, a sfatare il mito di chi pensa che una cosa del genere non potrebbe mai accadergli… ecco perché nel racconto ha il ruolo di protagonista anche il dolore percepito dalla famiglia”.
L’autrice dona la parola alle vittime. La sua macchina da presa è insolitamente puntata però, non sull’io narrato, protagonista della storia passata, ma sull’io che narra, sulla sua attuale e straordinaria esistenza post mortem. Riemergono i momenti felici della breve esistenza, l’incredibilità per la violenza subita e la volontà di giustizia per le altre vittime che fanno riflettere il lettore.
Un racconto molto emozionante, in cui “a parlare è la giovane Francesca, trovata uccisa in un fienile la notte successiva a quella di san Valentino. È lei a raccontare perché ha rivisto Gabriele proprio la sera dopo aver festeggiato con Giacomo, il nuovo ragazzo, con cui viveva finalmente una storia d’amore non nevrotica. È lei a spiegarci che Gabriele l’ha uccisa semplicemente perché non voleva che si staccasse definitivamente da lui. Gabriele, il primo amore che l'ha sedotta al primo sguardo, ma tradita per anni, sempre mentendole e sempre cercandola. E è Francesca, tenera e preoccupata, a osservare la sorella Sarah, la madre e il padre e le amate amiche che, prima di trovare il cadavere, sperano di ritrovarla viva".
Una voce dunque che viene dall’aldilà, forte e autentica.
Dedico il mio libro anche al coraggio della sorella di Veronica Abbate, Ilenia e dei suoi genitori, ai quali si deve la nascita delll'associazione V.E.R.I., diminutivo di Veronica, ma anche acronimo di Verità, Emancipazione, Rispetto e Impegno, associazione che nel maggio del 2013 è riuscita ad ottenere, nel casertano, una casa sottratta alla camorra e ne ha fatto un rifugio per donne maltrattate. All’associazione andranno inoltre devoluti i diritti d’autore”.
L’autrice Deborah Riccelli infatti, non solo rivolge la sua attenzione alle vittime, ma anche ai parenti.
Ho visto la solitudine di tante famiglie dopo l’omicidio e vorrei poterle aiutare in qualche modo. Personalmente ho militato per anni in un centro antiviolenza, come volontaria, dove oltre all’ascolto attivo prestato alle donne vittime di violenza, mi occupavo dell’ufficio stampa e dei rapporti con il pubblico. Ma mi sono resa conto di quanto menefreghismo ci sia in giro se solo si prova ad andare oltre al fatto di cronaca al quale tutti sono, oserei dire,  morbosamente interessati. Ho deciso allora di fondare con la collaborazione di alcuni volontari ed esperti del settore,  Oltreilsilenzio Onlus Centro Antiviolenza di Genova, un’Associazione nuova nel suo genere perché non solo si occupa delle vittime che subiscono violenza, ma anche del supporto psicologico e legale delle loro famiglie, troppo spesso abbandonate a se stesse dopo il clamore mediatico che inevitabilmente le coinvolge”.

E per non dimenticare, è proprio lei a donare  la voce alle donne che non possono più difendersi, Deborah Riccelli.
                                                                                                         Ellybetta 

mercoledì 25 febbraio 2015

Intervista a Luca Malaguti

Dall’animo inquieto credo che escano i pezzi migliori

È un fedelissimo fan di Dylan Dog, infatti lo segue con passione da tempo; Luca Malaguti, un originale scrittore nativo di Argenta, in provincia di Ferrara.
“Da quando hai iniziato a dilettarti nella scrittura?”.
Da sempre. Già a sei anni, alle elementari, vinco un concorso di poesia (quando la rileggo rido ancora a crepapelle. Che bei ricordi…) , dopodiché nel corso degli anni mi sono dedicato con costanza alla lettura dei classici della letteratura e alla scrittura di brevi storielle, così per ammazzare il tempo. Tutto materiale che metto da parte”.
“Ma poi?”.
E poi arriva il servizio di leva. Decido di fare il poliziotto e si interrompe per un poco di tempo la scrittura”.
“Perché?”.
Perché girare l'Italia come una trottola, purtroppo non mi concedeva il tempo per altre cose”.
“Però non hai demorso?”.
Certo! Mi sono riappropriato del mio tempo e ho ripreso in mano la penna, dedicandomi a numerosi laboratori di scrittura creativa. Nell'ordine: con la scrittrice Adriana Lorenzi, con lo scrittore Roberto Pazzi, tre laboratori con lo scrittore Davide Bregola e uno che comincerò il mese prossimo a Mantova. Inoltre uno con Stas Gawronsky, uno a Bologna con Gianluca Morozzi con la pubblicazione dell'antologia Strade, edita da Fernandel. Una collaborazione con Massimo Carlotto per la stesura di una trama per un romanzo Noir. L’incontro con l'editore Delmiglio di Verona e la pubblicazione di altri racconti in varie antologie, la più importante delle quali Nero per N9ve che verrà presentata nell'ultimo Salone del libro di Torino”.
“Un premio che più ricordi?”.
Quello nel 2013, dopo varie finali ad altri concorsi letterari, in cui ho vinto la XXI edizione del premio letterario internazionale Inter Lingue città di Aosta con il mio racconto Turno di notte, che si trova nell’antologia Mystery della casa editrice Keltia”.
“Per scrivere credi che bisogna avere l’animo sereno o anche con un animo inquieto si può trovare ispirazione?”
Con entrambi, ma da quello inquieto escono i pezzi migliori”.
“Quanta importanza hanno per te le illustrazioni grafiche inserite in un libro? Pensi che se ci siano cambi o meno qualcosa?”
Credo che arricchiscano”.
“Ed ora?”.
“Adesso mi sono preso un periodo sabbatico per portare a termine il mio primo romanzo, di genere prettamente Noir, anche se talvolta mi lascio trasportare dal gotico”.
                                                                                               Ellybetta 


domenica 8 febbraio 2015

Intervista ad Alessandro da Soller

Alessandro da Soller ed Il segreto del torrione

Nel suo libro “Il segreto del torrione”, Alessandro da Soller narra di Massimo Pocuzzi, capo della Procura di Roma, che si tuffa in un’indagine imprevedibile. Il capitano dei carabinieri Fulvia Nello e l’ex Col Moschin Marco Denni trovano uno scheletro umano in una chiesa mitraica sotto la Basilica di Santa Maria in Trastevere. In un crescendo di retroscena e passaggi al fulmicotone, Cia, KGB, Servizi Segreti e Vaticano, trasportano in un giallo fantapolitico che svela segreti inconfessabili sullo sfondo della millenaria capitale…
Interessato alla vita, Alessandro da Soller, ha studiato ragioneria, ottica, scienze politiche e geografia rendendosi conto però in  età matura che quello che lo interessava di più era invece la storia contemporanea.  Allievo di Gian Franco Lami, ha approfondito negli anni i trattati sulla storia della scuola di Francoforte, ma anche gli scritti di Voegelin, per passare poi allo studio dell’ideologia che permise la nascita delle varie formazioni terroristiche italiane degli anni settanta e del complottismo internazionale.
“Alessandro, quando e come è iniziata la tua passione per la scrittura e quale tipo prediligi?”
 La passione per la scrittura inizia da giovane, attorno ai venti anni. Mi divertivo a riempire i post it con cui avevo tappezzato una parte della mia stanza con pensieri, opinioni ed estemporanee rubate da momenti di vita, drammi e pensieri volanti. La cosa iniziò per gioco, per poi sfociare in un interesse collettivo che prese anche i miei amici. Ognuno che passava a casa mia scriveva qualcosa su un foglietto. Spesso le persone rispondevano dopo alcuni giorni a domande che erano state loro rivolte. Amo tutti i generi di scrittura, o almeno, provo a confrontarmi con ogni tipo di argomento. I thriller mi divertono molto, così come la letteratura in genere. Mi piacciono anche le biografie”.
“Oltre alla scrittura sei appassionato di musica. Sei stato allievo di Roberto Ottini, Stefano Cogolo e Roberto Quattrini. Quale genere musicale ti attrae maggiormente e perché?”.
Apprezzo diversi generi musicali. Legarsi ad uno solo è impossibile. Sicuramente tra i miei preferiti ci sono gli stili jazzistici del Bebop e dell’Hard Bop, il progressive inglese degli anni settanta, il blues, il funky ed il rock. Da ascoltatore amo tutto quello che riesce a miscelare tecnica compositiva, ritmo, espressione melodica e virtuosismo solistico”.
“Il tipo di strumento musicale che più ti affascina?”.
Mi affascinano tutti gli strumenti musicali. Ognuno ha la sua storia, le sue peculiarità e le sue difficoltà. Suono il sassofono da molti anni, quindi dovrei dirti che quello è il mio strumento preferito, ma non sarebbe vero. Amo molto anche il pianoforte, la chitarra, il contrabbasso e la batteria”.
“Il tuo libro parla della nostra Capitale che attualmente si è resa protagonista di vicende fantapolitiche reali… credi che la realtà dei giorni nostri possa superare persino la fantasia descritta in un romanzo?”.
La realtà supera spesso la fantasia e viceversa. Scrivere un romanzo che parla di un complotto fantapolitico, è semplice in un paese come il nostro, dove è successo di tutto. Dall’omicidio di uno stimato politico ai retroscena che si trovano nei meandri di una burocrazia legata a poteri inconfessabili. Dietro le mura del Vaticano, non sempre si trova la limpidezza che ci si aspetterebbe”.
“Alessandro, nel 2015, hai scritto un altro libro, quale?”
Si, Anima semiseria. Si tratta di una raccolta di racconti scritti in questi ultimi tre anni, tra cui diversi hanno ricevuto dei premi in concorsi letterari. Ne sono 18 ed hanno appunto una trama semiseria”.
“Sono racconti di vita vissuta?”
Non solo, anche fantasticata”.
“Ma quali storie preferisci narrare?”
Mi piace molto raccontare storie di vita femminili. Ad esempio vi è un racconto che si chiama Uno spasimante poco rassegnato, in cui favoleggio la storia di una ragazza di Tor Pignattara a Roma, una donna con figlio che ama leggere, ha studiato ed apprezza il buon jazz, ma che al momento del bisogno, diventa una donna dura. Come quando va a far pagare caro il comportamento di un ragazzo di famiglia alto borghese che si è permesso di picchiare una sua amica. Insomma mi piace raccontare di donne che sono intellettualmente valide, ma sanno anche menar le mani”.
“Le tue storie in questo libro, dunque sono semiserie. Nella vita, invece come bisognerebbe essere?”
Penso che chi non sa scherzare, non sa essere neppure serio!”.
                                                                                                  Ellybetta
                                                                          


                                                                                                   

giovedì 29 gennaio 2015

Intervista ad Enzo Pellegrino

Scrivere e dipingere con filosofia

Enzo Pellegrino, laureato in Filosofia alla Statale di Milano e docente nei Licei, si è impegnato in varie ricerche improntate alla mafia, al razzismo e alla droga.
“Oltre questi temi così importanti, a quali Enzo hai rivolto le tue attenzioni?”.
Ho alternato anche temi meno impegnati, quali più leggere storie d’amore, organizzando un laboratorio di scrittura creativa dove i ragazzi, nello smarrimento dell’età incerta, hanno potuto raccontare le loro emozioni”. 
Enzo Pellegrino ha pubblicato volumi di ricerca e testi narrativi: Il fantasma del diverso (Grafis ’90), Malophori (EM Telemaco ’91, II edizione ’92), Figli di luna bastarda (Tracce ’93), Lettere d’amore sottobanco (a cura Pendragon ’98), L’amore che ti spetta (Pendragon ’00).
Le sue ricerche e i suoi libri non solo sono stati recensiti dai maggiori quotidiani come La Repubblica, Il Resto del Carlino e L’Unità e presentati in trasmissioni televisive su Canale5 e Raitre, alcuni tradotti anche in pièce.
Al Concorso Internazionale Artistico Letterario “Ambiart” ha ottenuto il Primo Premio Assoluto “Ettore Majorana” per la sua opera “Mater dolorosa”.
“Oltre alla scrittura, hai altri interessi?”.
Parallelamente ho coltivato la passione per l’arte figurativa, infatti ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Bologna”.
“Quindi hai anche la passione per la pittura, infatti hai esposto molte tue opere in numerose gallerie, fiere e teatri italiani. Ma se tu dovessi scegliere tra l’arte dello scrivere e quella del dipingere, attraverso quale delle due senti di esprimerti al meglio?”.
In questo momento la pittura è la mia attività prevalente, anche perché sono alla ricerca di nuove forme e rinnovato colorismo. Comunque la scelta tra pittura e scrittura mi è difficile, quasi impossibile, perché non c'è rottura o discontinuità tra le due arti almeno per me. Dicono i critici che i miei dipinti sono delle narrazioni e del resto mi capita di descriverli, come qualche volta hai potuto notare, Elly, vedendo i miei post”.
“Uno stato d’animo inquieto lo tradurresti con dei colori? Ed uno tranquillo?”.
L'inquietudine è notoriamente rappresentata dai colori scuri e freddi; Goya e Munch ne sono stati maestri. La tranquillità è più nei colori caldi, rosa, giallo, pastelli insomma.  Comunque in un dipinto, come nella scrittura, non è il "timbro" che rappresenta appieno lo stato d'animo, piuttosto è l'azione, il movimento, la prospettiva, il contesto”. 
“Quali sono le tonalità che prediligi nei tuoi dipinti?”.
Le tonalità cambiano con il tempo, gli stati d'animo, il soggetto, la tipologia del dipinto. In passato ho usato molto i fondi scuri in cui far risaltare le figure alla maniera si parva licet... caravaggesca.  In questo momento lavoro su toni più caldi e tenui e molto azzurro, più consoni ai paesaggi che sto dipingendo. Mi piace molto disegnare a carboncino che dà possibilità di infinite di sfumature”.
“Pensi che i sentimenti risultino espressi in modo più efficace con un astratto o immagini reali?”
I sentimenti credo che si esprimano con più efficacia in una forma, quindi con il figurativo. Del resto sono sedimentazioni, stratificazione di un pathos che richiede un racconto, la cattura in una forma.  L'astratto invece è più uno stato d'animo, il guizzo di un attimo, un'improvvisazione.  Anche se è vero che ci sono degli "Improvvisi", specialmente in musica con Chopin e Scriabin, che sono diventati forme, cioè eterni”.
“Cosa o chi ancora non hai dipinto e vorresti in futuro realizzare in una tua opera?”
"L'albero della memoria, sì, questo vorrei realizzare a partire dalla primissima infanzia. Non l'elenco dei fatti o dei ricordi, ma la compenetrazione in quelle sensazioni, negli stati d'animo di quel tempo. Ahi, sempre il grande padre Tempo in agguato! Insomma vorrei recuperare il bambino che sono stato…

                                                                                                     Ellybetta