mercoledì 15 ottobre 2014

Intervista a Tony D'Aloia

Ama le persone vere e sincere, Tony D’Aloia

Un cantante foggiano, Tony D’Aloia, che ha iniziato ben presto e tutto da solo, già dall’età di 12 anni.
 “Tony, qual è il tipo di musica che prediligi?”.
“La musica che più mi piace è quella di tipo piano bar, ma amo anche la musica soul”.
“Quali strumenti suoni?”.
“So suonare sia la chitarra che il pianoforte, però adoro soprattutto cantare”.
“A quale cantante ti ispiri?”.
“Mi ispiro al grandissimo Ray Charles, ma canto un po’ di tutto”.
“Ti esibisci da solo o in compagnia?”.
“Mi esibisco quasi sempre da solo, a volte in coppia”.
“Dove canti o suoni di solito?”.
“Canto durante serate di piano bar, matrimoni e feste di ogni tipo. Mi piace in particolare esibirmi alla Villa dei Gourmets a Foggia, che è un locale molto raffinato”.
“Cosa ti gratifica maggiormente?”.
“L’apprezzamento della gente mi gratifica moltissimo e le persone che sono vere e sincere”.
Tony ha suonato in molte regioni italiane ed in tantissimi locali e chiedendogli se ha però qualche rimpianto, risponde che è quello di essere tornato al Sud.
Condizione questa che però purtroppo accomuna anche vari altri artisti che avrebbero bisogno di maggiori gratificazioni personali e soprattutto di opportunità lavorative, carenti ai giorni nostri.

Ma Tony si è accontentato guardando oltre.
                                                                                                                Ellybetta

mercoledì 8 ottobre 2014

Intervista a Marco Ghirardelli

Marco Ghirardelli, dall’incontro con Mina a Bennato
ed alle varie esibizioni artistiche

Nato a Boario Terme, in Val Camonica, Marco Ghirardelli, inizia fin da giovanissimo a suonare la batteria.
“Marco, cosa ricordi di più di quegli anni?”.
“Ricordo i miei amici di infanzia con i quali mi dilettavo a suonare una batteria realizzata con cartoni, pentole e coperchi…”.
Autore di testi e di musiche, si è esibito negli anni 60-70 con il gruppo dei Forrest, ben noti nel bresciano e nel bergamasco, incidendo con essi dischi di buon successo. Inoltre da cantante jazz negli anni ’80, si è esibito in numerosi teatri in Italia e all’estero ed ha lavorato a lungo come capo animatore in noti villaggi turistici.  E’ stato anche direttore di alcune aziende ed ha scritto per alcuni giornali, nel campo della pubblicità cinematografica e redazionale.
“Insomma Marco, ti sei dato da fare in molti campi, come musicista, cantautore ed arrangiatore. Forse qualcos’altro?”.
“Ebbene sì. Sono stato pure ritrattista, illustratore e scrittore”.
“Ma per esercitare tutto questo cosa occorre?”.
“Occorrono sensibilità, fantasia o la capacità di lasciarsi andare, seguendo le proprie suggestioni. Anche curiosità e cultura sono essenziali. Penso però che il talento che si nasconde nel cuore di ciascuno di noi, sia pronto ad emergere in tutta la sua forza a vent’anni, come a settanta”.
“Marco, quale la tua prima opera?”.
“Un vivacissimo romanzo storico sui conti Martinengo Colleoni di Cavernago e di Brescia; primo libro di una trilogia. Il romanzo narra delle avventure di una mia antenata, Camilla Cecilia Riccardi, nipote dei Conti Provaglio e figlia dell’ultima discendente dei Colleoni. Un libro denso di episodi che si snodano nell’intreccio di un thriller, come prima parte del romanzo. Nella seconda parte invece, è possibile ritrovare intime ed appassionanti considerazioni riguardo il mondo medioevale”.
“La tua passione per il disegno quando è nata?”.
“Fin da bambino. Già in seconda media vinsi un concorso nazionale di disegno per le scuole, con una tavola dedicata allo sbarco di Garibaldi a Calatafimi. In prima ragioneria fondai un giornale studentesco, insieme ad altri studenti ed iniziarono anche le mie prime caricature”.
“I racconti invece?”
“Collaborai con un mensile in cui vennero pubblicate diverse puntate di miei racconti gialli, con atmosfere alla Hitchcock e che arricchivo anche con i miei disegni”.
“E la musica?”.
“A dir il vero avevo intrapreso la carriera musicale con una mia band e mi allontanai per fare nuove esperienze in Svezia, Olanda e Danimarca ed incisi anche un disco, ma al ritorno ripresi a disegnare, infatti fui accolto nel team di disegnatori del Maestro Sandro Angiolini”.
“Quindi nella tua vita hai alternato periodi dedicati al disegno, alla scrittura ed alla musica. Come si chiamava il tuo gruppo e cosa suonavi?”.
“Ho sia cantato che suonato chitarra e batteria nella band i Forrest, il cui singolo di esordio fu Ascolta il Mare/Non serve piangere, con atmosfere di fine anni ’60 inizi ’70”.
“Incontrasti anche Mina, come e quando avvenne?”.
“Il Maestro Vittorio Buffoli, Presidente della giuria in un concorso per cantanti, scoprì la nostra band. Venne premiata al Teatro di Pontoglio (Bs), sia l’interpretazione  del cantante e chitarrista Renato Foresti, che io per il mio assolo di batteria, ispirato al celebre I see you in my drums, degli Shadows. Fu allora che mi si prospettò la possibilità di suonare con Mina ed a malincuore mi allontanai dai Forrest. Iniziai così le prime prove con la grande stella della canzone italiana a Chiari. Mina ormai era un mito. Era splendida e con una spiccata personalità. Conobbi anche il celebre impresario Elio Gigante. Peccato però che per un equivoco, alla fine venne convocato un altro batterista e sfumò il mio sogno di suonare per lei…”.
“Cosa più ricordi di Mina?”.
“Ricordo la sua gentilezza nei miei confronti; forse le ricordavo il fratello da poco scomparso alla mia stessa età di allora. Mi è rimasto impresso l’episodio del ferro da stiro, descritto anche nel mio blog; il ritratto che le ho fatto al ristorante su di un tovagliolo con il pennarello, prima della sua esibizione e del quale ha molto riso… Ricordo le prove fatte insieme a casa del suo pianista ed arrangiatore, il Maestro Buffoli di Chiari, in concomitanza del Festival di San Remo, alla cui edizione lei già allora non aveva voluto partecipare ed il suo sano appetito e gradimento della buona cucina bresciana che la moglie di Buffoli sapeva preparare. Ricordo ancora la sua stima nei confronti di Claudio Villa in quelle serate a San Remo e del pezzo che aveva portato là. Mina era semplice, genuina, spontanea e dolcissima, oltre che molto brava e con un’estensione vocale da impressionare. Poi però i Forrest mi riaccolsero, ma non suonai più le percussioni e passai alla chitarra”.
“Suonasti anche con Bennato?”.
“Sì, tenni con lui qualche concerto, ma con il successo andò via, lasciandomi in regalo la sua armonica a bocca, con un piccolo aggeggio per posizionarla davanti al viso e che lui stesso costruì”.
“Di Edoardo, quale aspetto ti ha più colpito?”.
“Di Bennato mi ha colpito l’irriducibile tenacia nel perseguire il proprio obiettivo. Mi ha deluso non averlo più sentito, nonostante l’amicizia e che non mi abbia più cercato, appena diventato famoso. E che non mi abbia dato una mano…(cosa che io avrei certo fatto con lui), quando ci siamo incrociati ad un provino alla casa discografica Numero 1 di Lucio Battisti, nella quale ormai lui era ben inserito e già incideva i suoi 45 giri. Naturalmente anche la sua ecletticità e bravura. Ho imparato diverse cose da lui, a proposito del modo di suonare le 12 corde e l’armonica a bocca. Lui invece mi diceva “Avessi io la tua voce…” Inoltre insieme abbiamo  registrato un pezzo, che però è poi andato in onda in modo diverso, tempo dopo. È venuto anche con me a Milano, supportandomi con la sua chitarra in un pezzo che si chiamava Jasmine, realizzato poi con altro titolo nel mio ultimo  Cd”.
“Insomma Marco hai conosciuto grandi artisti e tu stesso hai ottenuto l’ammirazione di grandi nomi come Fausto Papetti e Giorgio Gaber, una vita molto movimentata la tua, con varie incisioni di Cd, anche con il nome di Marco Forti. Numerose dunque le tue attività, dal pubblicitario alla collaborazione con testate giornalistiche, all’imprenditoria, ma  nel prossimo futuro hai qualche altro progetto in cantiere?”.

“Appena ne avrò il tempo, porterò a un editore la raccolta delle mie oltre cento poesie, scritte quasi per caso all’inizio e che poi, sempre più mi è piaciuto, giorno dopo giorno, pubblicare su Facebook, per la schiera di amicizie che hanno dimostrato davvero molto interesse a questo riguardo, spingendomi a scriverne altre sempre nuove e su temi diversi; gioiose o delicate o anche un po’ tristi a volte, ma sempre scritte di getto”.
                                                                                                         Ellybetta

Ramona Parte Seconda

Ramona Parte Seconda

Dei due, per niente imbarazzati, Bernardo disse ad Alessio, che la cameriera poteva rientrare fra i personaggi del film, non ricordandosi più della bella Ramona. Alessio, che in cuor suo non l'aveva affatto dimenticata, rispose che avrebbe sicuramente convinto la cameriera a recitare per il film. Fra la fine del drink e prima di andar via, Alessio ottenne il numero del telefonino di ramona con la promessa di contattarla il domani lavorativo (Luigi de Vivo).
Ramona...un nome che racconta tutta la sua vita, condannata ad essere giudicata dall'apparire piuttosto che dall'essere...si domandava se esiste davvero l'amore... quello vero...quello che il papà le descriveva con tanto trasporto. Già dal giorno in cui lui venne a mancare nessuno più era riuscito a farle respirare Amore... Il suo statuario corpo era stato violato senza la minima tenerezza...ed imparò presto ad usare quel corpo...a nascondere la sua sensibilità ...recitare...cos'altro fare in un mondo senza amore? Interpretare i sentimenti per non sentire il vuoto di dentro...ed i suo occhi volgono al cielo. Alessio...troppo perfetto vero papà...tanto perfetto...troppo, vederlo seduto lì con un uomo accanto...e la verità si rivelò nuda ed a testa bassa girò le spalle a quell'ennesima illusione ripeteva per farsi forza... Mi chiameranno...sì! Mi chiameranno... (Laura Aller).
Ma la tensione degli ultimi avvenimenti crea in Ramona uno stato di ansia che le impedisce di vivere come vorrebbe. L'ansia è però per lei uno stimolo che la porta ad analizzare concretamente la situazione che sta vivendo, a fare un bilancio di come ha vissuto...delle cose che ha realizzato. Inizia così per lei un viaggio interiore per scoprirsi e trovare la sua vera identità. Forse è giunto il momento di cambiare...di ricreare la sua vita...magari con nuove e diverse opportunità lavorative...
(Mariella Riboldi).
Ramona si era rivolta anche al suo più caro amico e confidente, Pietro, per poter comprendere quella parte di sé ancora oscura e inesplorata. Sperava che la aiutasse per affrontare serenamente le sfide della vita, dopo la terribile avventura capitatale. Lui, segretamente innamorato di lei, la aiutò davvero tanto, forse troppo, rendendola dipendente da lui. E questo lui non voleva. Così un giorno sparì senza
lasciare alcun messaggio, vocale o scritto che sia, lasciando Ramona nel buio più totale, nello smarrimento più completo. (Raffaele Magliulo).
Il giorno dopo però, con grande sorpresa squillò il suo cellulare..si trattava di Alessio..."Hai ottenuto una parte, anche se non é quella da protagonista,
ma ne hai ottenuto anche un'altra di parte…
" E lei con voce tremolante "Di cosa si tratta?". Lui: "Hai ottenuto una parte nella mia mente..é da ieri sera che non faccio altro che pensarti...vorrei conoscerti meglio, permettimelo..." Ramona non poteva crederci... Alessio, bruno, occhi verdi e corpo atletico, un uomo giovane e ricco di fascino, iniziava a corteggiarla! L'appuntamento era per la serata ed una cena romantica in uno dei più bei locali... (Ellybetta).
Della città, Caesar era il ristorante più frequentato da altolocati e affini. Ramona era uno splendore nel suo abito lungo da sera color blu chiaro che mettevano in risalto la lunga chioma bionda. Borsetta a bustina nera abbinata ad un magnifico paio di scarpe a spillo, rigorosamente nere. Lui abito da sera con cravatta. Nel locale si ascoltava una musica di sottofondo live con un pianoforte e vocal. Alla fine della bella serata trascorsa, Alessio accompagnato Ramona a casa e, senza tentare come spesso le era accaduto nel passato, di farsi invitare su, la salutò ricordandole di presentarsi sul set il mattino dopo. Il grande giorno era scoccato e, seppur accompagnata da agitazione e ansia, Ramona si trovò proiettata nel casting a girare la mattina da un padiglione all'altro dei vari set cinematografici, senza per tutta la giornata essere riuscita a mettere a fuoco cosa le stesse accadendo. Era tutto nuovo. Una seconda esistenza? Attori, comparse, regista e tutte le figure della parte organizzativa, truccatori, costumisti, cameraman, fonici, elettricisti, direttori audio, direttori fonici,giraffe volanti, macchine strane, praticamente un mondo dentro il mondo dove Ramona iniziava a prendere corpo. Il primo giorno Ramona fece una comparizione muta in una scena del film. E pensare che tutta la giornata si riassumeva per lei, in una semplice apparizione. Trascorsa la giornata senza aver avuto un vero dialogo con Alessio, la sera Ramona invitò a cena Ester desiderosa di raccontarle della sua giornata. Dal Caesar alla paninoteca da Gianni la differenza era notevole, anche se francamente era il loro vero habitat naturale. Fra un bicchiere di vino, un panino e quattro risate Ester avanzava ipotesi sul comportamento di Alessio. Trascorsero alcuni giorni impegnata fra set cinematografico e serate mondane invitata da persone conosciute all'interno del casting. Le sue apparizioni all'interno della trama cinematografica non lasciavano ben sperare ad un punto di svolta della sua esistenza. Ramona, che aveva anche intrapreso a frequentare degli stages teatrali durante il periodo universitario di scienze della comunicazione, era consapevole che aveva necessità di chiudere i tempi verso una vita decorosa. Era sopraggiunto sabato ed il casting era fermo. Una mattinata di relax da passare insieme ad Ester in giro per negozi. Soffermatesi a guardare vetrine, Ramona venne attratta dalla presenza di una macchina parcheggiata, una BMW di grossa cilindrata con un tizio al volante e con il motore acceso. Dapprima la curiosità venne piano piano scemando quando Ramona iniziò a mettere su castelli e ipotesi di cosa stesse facendo quel tizio, quando all'improvviso sbucarono da dietro l'angolo due individui che frettolosamente saliti a bordo della macchina, presero il largo a tutta birra. A breve la notizia di una rapina ad una gioielleria dietro l'angolo. Ramona facendo una semplice associazione di idee e di ricostruzione degli avvenimenti accaduti, capì chi erano stati gli esecutori. Grazie alle sue capacità mnemoniche era in grado di riconoscere i responsabili della rapina. In lontananza sirene spiegate e macchine a tutta velocità avevano circondato il perimetro della rapina. I vocii delle persone si confondevano nell'aria mentre il territorio circostante si riempiva di uomini in divisa che iniziavano a fare domande ai passanti. Lì vicino un giovane uomo con un book notes che prendeva appunti. Istintivamente Ramona gli si avvicinò e, ad un semplice e primo approccio, fece intuire al suo interlocutore che aveva visto l'accaduto e che poteva fare un identikit dei ricercati. Grande, esclamò Antonio il giornalista, e subito invitò Ramona a raccontargli dell'accaduto ricevendo in risposta il numero del cellulare di Ramona e che si sarebbero potuti incontrare il giorno dopo. Erano le 8,00 di mattina, i raggi del sole avevano completamente Illuminato la stanza. Ramona era desta contro le sue abitudini e rimuginando fra se stessa d'impeto, iniziò a buttare giù un trafiletto di cronaca, reminiscenze scolastiche, quando squillò il telefonino. Antonio,dall'altro capo, invitò Ramona per un caffè e concordarono di incontrarsi all'Emoticon bar. Il mattino dopo i due si incontrarono. Antonio, che non era un fusto ed aveva un aspetto un po' trasandato, con la barba di qualche giorno prima, disse che la testata giornalistica Il Magazine avrebbe sicuramente pubblicato il servizio. Rimasero che si sarebbero risentiti. Il lunedì mattina Ramona andando al set cinematografico, passando davanti ad un edicola venne attirata dal trafiletto frontespizio del giornale
locale Magazine, dalla notizia di cronaca firmata Antomona. La notizia parlava della rapina del giorno prima, pari alla bozza che Ramona aveva consegnato ad Antonio a firma Antomona. Nella lettura Ramona riconosceva il suo scritto, anche se non era integrale. Sul set Antonio la contattò e fissarono di vedersi la sera. Antonio e Ramona
si risvegliarono la mattina dopo abbracciati nello stesso letto. Antonio si prestò ad accompagnare Ramona sul set. Trascorsero alcune settimane e i due si frequentarono quotidianamente risvegliandosi qualche mattina a casa di Antonio e qualcuna a casa di Ramona. Nel frattempo il film volgeva alla fine ed Antonio propose a Ramona di collaborare nella ricerca e stesura di articoli giornalistici. A tal proposito aveva fatto incontrare Ramona con il redattore capo del Magazine. Inizialmente gli articoli venivano firmati Antomona, finché Ramona ottenne la sua colonna dedicata dove poteva firmarsi col proprio nome. (Luigi de Vivo).
Ramona si rivelò talmente brava a scrivere articoli che Antonio si sentiva in qualche modo geloso dei complimenti fatti dal redattore. Sapeva di essere ingiusto, ma non poteva farci niente, era geloso e non voleva ammetterlo neanche a se stesso. Ormai Ramona gli era diventata indispensabile, come far conciliare la vita privata con il lavoro? (Mara Paviola).
L'epilogo di quel rapporto, non più sincero e spensierato si ebbe il giorno in cui Alberto, il redattore capo propose a Ramona di trasferirsi a Roma e collaborare con un giornale a caratura nazionale. (Luigi de Vivo).
Ramona si trovò costretta a scegliere tra l'amore e il lavoro, pensò che di lavori se ne trovano sempre, ma l'amore se è quello giusto non lo trovi più. Era vero che il rapporto si era un po' deteriorato ma avrebbe fatto in modo di farlo brillare di nuova luce. Un anno dopo, passeggiando in riva al mare Antonio, prendendole il mento tra le mani e alzandole il viso per guardarla negli occhi, le disse "Ti Amo".

(Mara Paviola).

Ramona Parte Prima

Ramona Parte Prima

Era una serata magnifica. I grilli cantavano. Si affacciò al balcone e rapita nei pensieri volse il suo sguardo lassù nel cielo...L' indomani era prevista l'audizione. Si trattava di un film e c'erano molte parti ancora da assegnare. Ramona adorava recitare. Corpo statuario, 30 anni, occhi verdi, capelli lunghissimi e dorati ed un viso angelico. Peccato che ancora non avesse incontrato l'amore vero. (Ellybetta).
Già, il cielo, quante volte aveva volto lo sguardo verso il cielo, ma quella sera, così calda e carica di energie, era tutto diverso. C'era una stella in più, aveva da poco perso suo padre, unico riferimento della sua vita. Lo salutò prima di andare a letto e si raccomandò di esserle vicino l'indomani. Il futuro si sarebbe giocato su quel palco, in pochi minuti, troppo pochi per far conoscere il suo lavoro. Lo baciò idealmente e
rientrò chiudendo dietro di sé le persiane, sapeva che c'era una storia tutta da scrivere. (Michele Sisbarra).
Era davvero bellissima! Tutti la desideravano, ma nessuno l'amava; o che l'amasse come voleva lei. Alla sua angelica bellezza, si aggiungeva un'intelligenza straordinaria, molto al di sopra della media. E lei lo sapeva. Aveva la sensazione che, in questo mondo, le donne belle ed intelligenti siano perseguitate da una misteriosa e antica maledizione. (Raffaele Magliulo).
Quella notte racchiudeva tutta l'esistenza di Ramona e l'agitazione prendeva a tratti il posto di Morfeo fino al levar del sole. Il dormiveglia della trascorsa notte, era nullo rispetto all'agitazione che pervadeva l'animo di Ramona. Il giorno fatidico era arrivato... (Luigi de Vivo).
 C'erano delle concorrenti molto belle. L'atmosfera sembrava irrespirabile, ma ecco che entrò il regista del film e una commissione composta da due donne ed un uomo. Il regista soffermò per un istante il suo sguardo su di lei...il suo animo trasalì! Quell'attimo le sembrò durare un'eternità... (Ellybetta).
Era il 13 ottobre 1962.
(Valter Scopece Arredo Pietra).
Così, come spesso accade, il tempo si bloccò nell'animo di Ramona e la consapevolezza che il proprio destino fosse legato a quest'evento. Dopo qualche trentennio e, dopo che altre donne avevano effettuato la loro audizione arrivò il
momento agognato da anni di studi, sacrifici e tentennamento... (Luigi de Vivo).
To Ramona, Bob Dylan ...colonna sonora. (Giovanni Rodolfo Pacchini).
Ed ecco che all'improvviso apparve davanti ai suoi occhi, colui che definirà la creatura più bella che Ramona avesse mai visto. E se fosse soltanto. miraggio? Uno dei suoi tanti sogni divenuti realtà? (Stefania Chiappalupi).
Era bellissimo, aggraziato, quasi etereo nei movimenti e negli sguardi. Incrociò per
un istante il suo sguardo curioso ed ammaliato. Fece un lieve sorriso, così piccolo ma al contempo così carico di tenerezza e di passione. Chi era quell'angelo caduto dal cielo? (Diego Romeo).
Ramona salì sul palco. L'emozione era tanta, ma il desiderio di poter manifestare tutto lo scibile appreso nel corso degli anni prese il sopravvento. Ramona, assorta nella sua rappresentazione. aveva escluso il mondo circostante ed era calata nel personaggio. Null'altro pensiero pervase la sua mente,mentre le parole riempivano l'assordante silenzio presente nel teatro. Il monologo da Lei intrapreso prendeva forma e consistenza. Ramona non stava recitando, ma costruendo tasselli necessari per la sua
esistenza. La finzione si era trasformata in realtà e quei momenti che per altre pretendenti sembravano infiniti, al contrario per Ramona si dissolvevano come neve al sole. Il tutto a rimarcare la naturalezza delle parole proferite e la capacità di compenetrazione nel Personaggio. (Luigi de Vivo).
Ramona sul palco esprime tutto il suo talento appreso dai tanti anni di studio. Il pubblico la applaude stupefatto. Lei tra la folla nota il volto di un ragazzo semplice, ma dagli occhi lucenti come diamanti, che non osserva altro che la sua
immagine...è rapito dalla sua bellezza. Continuando la sua recitazione Ramona scende gli scalini del palco continuando con frasi non da copione ed avvicinandosi, gli sguardi si perdono... (Piero Milo).
Mentre le altre pretendenti erano state bloccate nella loro rappresentazione, Ramona continuava imperterrita e senza sosta nel duo monologo e nessuno nella sala e dietro le quinte osava disturbare quella melodia armonica che echeggiava nell'aria. Ramona, in quel momento non riusciva a pensare a null'altro che quella era la sua esistenza. Alla conclusione Ramona si fermò in silenzio davanti al regista e ai suoi collaboratori in attesa di un responso. Bernaldo, per primo, il regista accennò qualcosa ai suoi collaboratori e, per essi parlò Alessandra, la collaboratrice personale di
Bernaldo. "Signorina la sua interpretazione è piaciuta. All'interno del nostro staff abbiamo necessità di personaggi che abbiano capacità interpretative tali quali Lei ha mostrato, comunque lasci i suoi dati alla segreteria e le faremo sapere”.
(Luigi de Vivo).
Ramona era tesa come una corda di violino ... non era incertezza sua, forse troppa consapevolezza dell'importanza dell'impegno! Quando entrò negli studi le si fece incontro un bel ragazzo alto e simpatico e scoprì che era l'aiuto regista. Il ragazzo capì il travaglio interno di Ramona e, presala dolcemente per mano la introdusse in quel labirinto variopinto. La mano di lui, il suo sorriso rassicurante, le fecero sparire gran parte della sue ansie ed incertezze. Era entrata nel "tempio", con un buon accompagnatore, adesso stava a lei camminare... (Renato Verini).
Avvertì qualcosa nell'aria. Le luci del palcoscenico iniziarono a diventare sfocate, il pubblico era una massa informe di luci ed ombre, i suoni sembravano terribilmente ovattati. Avvertì una forte sensazione di vertigine: tutto le sembrava girare vorticosamente, fino a provare una terribile nausea. Poi nulla più, buio pesto. Si risvegliò nel suo letto, a casa sua. Aprì gli occhi e si chiese cosa le fosse successo. Era stata davvero al provino oppure tutto era solo una illusione, una proiezione onirica dei suoi desideri di carriera nel mondo del cinema?
(Raffaele Magliulo).
Adesso si trova lì, dietro i vetri della sua finestra ad aspettare che arrivi lui, quel ragazzo che tanto le piace, ma che un po' di paura le fa provare...
(Carmelo Argento).
Intrepida aspetta il responso e che si faccia vivo quel ragazzo… (Ellybetta).
Squilla il telefonino e Ramona si precipita a rispondere. Una voce amica, dall'altra parte che inizia a bomdardarla di domande. Era Ester, l'amica del cuore in ansia di notizie. Si vedettero alle 10,00 al solito bar Sensation, per prendere un caffè. Dopo i convenevoli iniziali, Ramona iniziò a raccontare a fiume tutta la giornata precedente Nell'intercalare del suo racconto, alla notizia di Alessio, il vice regista, gli occhi di Ramona iniziarono a divenir lucidi come quelli di chi ha un dolce ricordo. Alla fine Ester chiese a Ramona cosa intendesse rispondere alla chiamata della segretaria del regista. Trascorsa tutta la giornata e quella successiva, Ramona teneva tra le mani quel biglietto di Alessio ed era in confusione del perché, convinta com'era andata l'audizione e, vista la richiesta di attori, non riusciva a capacitarsi del perché non ancora fosse stata contattata. (Luigi de Vivo).
Ma ecco che il suo cellulare iniziò a squillare... (Ellybetta).

Per un attimo Ramona restò bloccata, col telefonino in mano, anche perché risultava numero privato. Alla risposta Le venne comunicato che il suo personaggio si doveva inscenare a proposito. Purtroppo il film la Bella e la Bestia, era stato ricoperto da un'altra, ma in itinere della scenografia, il regista aveva intenzione di creare un nuovo personaggio dove poterla collocare. Ormai erano trascorsi 6 giorni dall'audizione, Ramona, malgrado la gente è solita additare le belle donne perché riescono ad avere una vita avvantaggiata, come era solita, il fine settimana andava a lavorare al Kennedy, il pub più frequentato della Città . Era passata già da un po' la mezzanotte, quando Ramona soffermò' il suo sguardo verso un tavolino messo in penombra e un po' in disparte, due figure di uomini che le ricordavano qualcuno. Avvicinandosi si imbatté in Bernardo e Alessio in atteggiamenti confidenziali. (Luigi de Vivo).

mercoledì 24 settembre 2014

Intervista a Ciro Cianni

Un poeta-artista che ama la parola ed il colore, Ciro Cianni

“Fra libri e collage, vocali e lettere, immagini e colori… c’è la mia vita” per Ciro Cianni, poeta nativo di Chivasso (To), ma che dal 2003 vive e lavora a Roma. La sua prima opera poetica risale al 1992 ed è intitolata Speranza. Prosegue con una seconda raccolta Riflessi Bui, nel 1995. Pomeriggio di Luna invece, la sua terza opera, nell’anno successivo.
“Quei respiri che l’arte ci dà, quell’eterno sacro fuoco che brucia le mediocrità e le sporcizie del mondo” inneggia tale poeta, le cui opere sono state inserite anche in diverse antologie. Numerosi i premi, tra cui quello speciale “Selezione Passaporto”,  il premio “Leaders”, il premio speciale “Edizioni Duemila”, “Oscar della Cultura”, “Encomio Solenne”, “G. Abiuso”… e numerose Menzioni di Merito.
Nel 2003 il quarto libro Alba e ritorni… (Lepisma Edizioni Roma) e nel 2008 il quinto Giovedì (Lepisma Edizioni Roma).
“Ciro, non solo premi, anche il titolo di Cavaliere Accademico da parte dell’Accademia Francesco Petrarca. Cosa significa ricevere questa nomina per un poeta?”.
“Ricevere dei premi è sempre un qualcosa di piacevole... Questa nomina ancor di più, è come se mi riportasse indietro nel tempo... essere un Cavaliere per difendere le proprie idee, la propria fede anche con la vita”.
“Hai vissuto per un periodo di tempo in Calabria. Cosa ricordi più felicemente e cosa più tristemente e, torneresti a viverci se possibile?”.
“Diciamo che dalla Calabria non mi sono mai distaccato, quando capita, o lo faccio capitare, sono presente in presentazioni di libri o eventi... Comunque è importante ritornare alle nostre origini, le nostre radici ma anche costruire le proprie 'ali' ogni giorno in qualsiasi posto si possa vivere”.
“Hai anche tenuto nel 1999, un corso di poesia per il Progetto Luce, presso la Casa Circondariale di Paola (Cs). Cosa ti eri proposto di trasmettere e cosa invece ti è stato trasmesso da chi è in prigione?”.
“È l'esperienza personale e poetica più importante che ho vissuto ad oggi. Ho dato tanto... ho ricevuto di più. Momenti che passavano fra parole ed emozioni in un luogo freddo e finestre sbarrate... Ma si riusciva, attraverso la poesia, ad 'evadere' ad andare e tornare da posti nuovi o posti già visitati ma visti con 'occhi nuovi'. Ancora oggi conservo fra i miei 'premi' una poesia che un detenuto mi ha dedicato... è il riconoscimento più importante ricevuto. Sto cercando di rivivere un'altra esperienza così ma non ho trovato un’ associazione che realizzi progetti per i detenuti, spero un giorno di rientrare in carcere”.
“Dato che partecipi a delle mostre, come può un poeta inserirsi in una mostra fotografica?”.
“Oltre a scrivere realizzo collage su tela con parole e immagini, anche se il mio grande amore è la poesia. Ho fatto delle mostre portando sempre la mia poesia... per confrontarmi, per crescere, per testimoniare la mia fede”.
“Cosa denunceresti attraverso la tua poesia?”.
“Denuncerei la mancanza d'amore che c'è. Sembra banale... ma esiste questa privazione di sensibilità, rispetto e ricerca di serenità. Senza andare sul mieloso... quella non è poesia!”.
“Nel 2012 la segnalazione della Giuria al Premio Internazionale Roberto Farina per Ho visto solo cielo. Come mai questo scritto?”.
“È il titolo di una raccolta poetica, che sto ristampando ed uscirà fra un mesetto. Questo titolo è un verso di una mia poesia: giovedì ( Sto camminando/ da tanto tempo/ ma ho visto solo cielo). E' dedicata a mio zio Luigi, un sacerdote come pochi... mi ha dato tantissimo, ho avuto la fortuna di 'viverlo' ogni giorno, ogni momento ti dava quella testimonianza, che purtroppo oggi manca, quelle risposte che il quotidiano ti pone dinanzi continuamente con domande a cui non si riesce a dar seguito con la nostra vita”.
 “Quale pensi che sia il colore che non possa mai mancare in una poesia?”.

“Amo di più il rosso, ma credo che tutti i colori come tutte le parole abbiano le proprie sfumature, la propria 'vita'. Sta nel saperli usare... dando loro il giusto respiro”.
                                                                                                 Ellybetta

sabato 6 settembre 2014

Intervista a Massimo Sentinella

Adora, anzi venera la semplicità, Massimo Sentinella

“Quando ho scoperto che volevi intervistarmi, un fremito mi ha percorso e, con esso, un dubbio mi ha assalito: vuoi vedere che la cara giornalista mi ha scambiato per un altro!? Poi ho fatto una sorta di mente locale su me stesso, mi sono riguardato una serie di eventi artistici che ho contaminato con la mia presenza, dal Teatro, al Cinema ed alla Televisione e,visto che mi trovavo, ho esteso l'excursus anche alla mia vita quotidiana o, se preferisci, alla mia esistenza e coesistenza con i miei simili. Ebbene, tale estenuante lavoro che, chi me lo doveva dire, mi son visto costretto a svolgere è durato la bellezza di sei minuti abbondanti, poi il fremito è svanito, il dubbio dissolto ed un grande sorriso, presto trasformatosi in risata di gusto, ha conquistato la scena che mi circonda". 
Non può che colpire l’autoironia di Massimo Sentinella, avvocato sanseverese con il vizio della recitazione e della scrittura di brani e scritti inediti che come sostiene “presenta in giro per Teatri e ripostigli, purché popolati da gente curiosa e anormale”. Ultimamente si sta divertendo con gli aforismi, cosicché magari ne nasca una raccolta, da inserire nel suo tour di personali scritti inediti "Senza capo né coda", il cui esordio avvenne nel maggio 2013 al “Teatro Giuseppe Verdi” di San Severo.
“Quando e come è nata la tua passione per la recitazione?”
“La passione nasce, in realtà, in una radio, dove per giocare e fare compagnia al mio amico DJ, quando ancora esistevano i DJ, interpretavo vocalmente personaggi di vario genere ed estrazione sociale e culturale, tanto che ne venne fuori una vera e propria trasmissione, intitolata Indovina chi viene a cena".
“Qual è stata l’interpretazione che più ti ha emozionato?”
“Ciò che più mi emoziona è, senza dubbio, il Teatro. Tra le interpretazioni ricordo con piacere, ma anche con orgoglio e onore, quella che mi ha permesso di stare sul palcoscenico con il grande Flavio Bucci, in Anima in Tempesta. Ricordo con piacere anche il film Chiaroscuro, dove potei conoscere ed apprezzare le doti artistiche ed umane di una spiritualmente rigenerata Claudia Koll”.
“C’è stato un momento mentre recitavi, in cui i tuoi pensieri erano talmente diretti ad altro, che hai fatto fatica a ricordare la parte?”.
“Non mi è mai capitato, per fortuna, di rivolgere i pensieri altrove, sarei stato un pessimo interprete ed avrebbe significato non appartenere a quanto volevo rappresentare, cosa grave e non permessa ad un attore, ad ogni livello. In compenso, ogni volta che salgo sul palco dimentico tutto, ma fino alla prima battuta, poi tutto scorre o, se più ti piace, panta rei. Dietro ad ogni interpretazione degna di questo nome c'è un serio e duro lavoro che premia sempre, salvo eccessi di emozione che, piano piano, si imparano a dominare o, quantomeno, a dosare con competenza, tuttavia mai privandosene”.
“Un segreto che consigli per allenare la mente?”.
“Fosforo, tanto fosforo!!! Scherzi a parte, ognuno acquisisce un proprio metodo ma, a mio avviso, la ripetizione in fasi è l'unica via da quando esistono i copioni. In fase, nel senso che, dopo la prima lettura a tavolino di un copione, si passa al vero e proprio lavoro mnemonico, anch'esso distinto in ulteriori momenti”.
“A chi volesse intraprendere la carriera di attore, invece cosa consiglieresti?”.
“L’unico consiglio è quello di divertirsi e crederci fino al limite della dignità, nel senso di darsi degli obiettivi, ma anche dei tempi, laddove se un sogno non s’avvera bisogna che ci si risvegli e si torni a vivere nella realtà, quand’anche dovesse essere dura e, oggi, tutti sanno di cosa stiamo parlando. Se poi si riesce, come me, a giocare senza pretese e senza velleità assolute, allora ti può capitare di recitare con Flavio Bucci ed il giorno dopo andare in ufficio. Tuttavia, le legittime aspirazioni di chi vuole vivere, anche materialmente, di Teatro o di Cinema o Televisione, vanno accompagnate da sacrifici e da notevole impegno, in tutti i sensi, compreso quello di imbarcarsi per altri lidi”.
“Massimo nella vita ama? E non ama?”.
“Massimo nella vita ama la semplicità e le persone che vivono di essa ed in essa, senza pretese, se non quella di ricevere rispetto pari almeno a quello che si porta per tutti. Massimo non ama chi dice ciò che non pensa e continua a pensare ciò che non è in grado di dire”.
“Molti nella realtà recitano…, ti è capitato mai?”
“Tutti, irrimediabilmente, recitano nella vita reale, me compreso, ma è il copione più difficile, non lo imparo mai ed il più delle volte ne viene fuori una pessima interpretazione, forse perché sono circondato da attori molto più bravi e preparati di me. Nella vita reale do il meglio di me fuori dalla scena, magari davanti ad un buon caffè con un buon amico. Il caffè abbonda, per il buon amico non ho ancora perso le speranze”. 
“Il male dell’uomo?”.
“Da tempo, ormai, sono giunto ad una conclusione universale, globale, esistenziale, cosmica direi, sulla vita dell'uomo, una di quelle conclusioni che, se accompagnate da una buona dose di alcool nel corpo di un astemio, ti fanno quasi sentire un filosofo. Ebbene, sono giunto alla conclusione che il male dell'uomo, dell'intera umanità, è il prendersi troppo sul serio e, per salvarmi, sto cercando l'antidoto giusto che mi preservi dai continui attacchi virali di molti, troppo miei simili, gravemente colpiti da quel male".
                                                                                                      Ellybetta

lunedì 1 settembre 2014

Intervista a Mauro Ozenda

"Tutto ciò che finisce su internet una sola volta è un tatuaggio indelebile"

A metterci in guardia è Mauro Ozenda, consulente informatico che segue percorsi formativi sull'uso sicuro di internet, in collaborazione con Microsoft ed Unicef, organizzando convegni su rete e minori con Lions International e Polizia Postale e delle Comunicazioni.
"Oggi quello che manca è l'alfabetizzazione su queste tematiche, in particolare nelle P.A." ed infatti, Mauro si preoccupa di organizzare utili incontri formativi presso scuole ed istituti interessati alla sicurezza informatica.
La sua opera "Sicuri in rete" (Hoepli Editore) è una guida tecno-psicologica utile soprattutto a genitori e docenti. Un libro che ha scritto insieme alla psicologa Laura Bissolotti e che insegna come usare consapevolmente internet e le nuove tecnologie, evitandone rischi, pericoli e dipendenze.
"Mauro, cosa si dovrebbe poter pubblicare sui social e cosa invece è meglio non rendere pubblico?".
"Il social network consente di interagire quotidianamente con contatti-amici con i quali chattare, condividere informazioni, immagini e video. Partendo dalla creazione del proprio profilo, sarebbe meglio inserire al massimo, nome cognome ed indirizzo di posta elettronica, in quanto inserire la data di nascita consentirebbe a chiunque sia collegato al nostro profilo di poter risalire al Codice Fiscale. Per i ragazzi sotto i 16 anni sarebbe meglio utilizzare un nickname di fantasia. Tutto ciò che viene pubblicato sul social network viene salvato su server dislocati nel paese in cui è dislocato il fornitore del servizio, esempio per Facebook è Palo Alto negli Stati Uniti. L'iscrizione ad un social dal momento in cui iniziamo a pubblicare informazioni personali, equivale a renderle pubbliche, perciò consiglio agli adulti di non pubblicare immagini dei loro figli soprattutto in tenera età, che se finissero in mani sbagliate, potrebbero venir pubblicate in contesti totalmente diversi. Consiglio poi, di accettare nella propria rete, amici che si conoscono nella vita reale e di impostare la privacy in modo che solo gli amici possano vedere le proprie informazioni personali, dati, video ed immagini. Pubblicare ad esempio, dove andiamo in vacanza indicando il periodo, magari avendo anche nel profilo il nostro indirizzo, equivarrebbe a regalare un'opportunità a potenziali ladri. Oppure condividere immagini o video di serate con amici in cui si beve qualche bicchiere di troppo, potrebbe danneggiarci la reputazione, anche se quella è stata l'unica sbronza della nostra vita. Tutto ciò che finisce su internet una sola volta è un tatuaggio indelebile. Nell'inserire informazioni quindi, la principale norma, resta quella del buon senso!".
"C'è un social più pericoloso per la privacy?".
"Facebook essendo il social network in cui è presente il maggior numero di persone su scala mondiale (oltre un miliardo di utenti), possiamo considerarlo l'ambiente dove è più facile diffondere rapidamente le informazioni che vengono pubblicate. Dunque affianchiamo i ragazzi fin da piccoli, cosicché possano usarlo in maniera consapevole e sicura. Credo che sia arrivato il momento di insegnare loro sin dalla scuola primaria ad utilizzare al meglio come tutelare la propria reputazione, dati e privacy on line, magari con un'ora alla settimana dedicata specificatamente a queste tematiche".
"Se nulla è gratis perché tutti i dati vengono raccolti e rivenduti, a cosa bisognerebbe prestare maggiormente attenzione?".
"Nel mio libro Sicuri in rete, vengono indicate utility che consentono di verificare a quali dati accedono le APP scaricate sul nostro tablet o smartphone. I rischi di diffusione e furto legalizzato dei nostri dati, grazie a download gratuiti, aumentano man mano che installiamo più applicazioni. Il consiglio è quello di scaricare prima applicazioni tramite ambienti che certificano la bontà delle stesse, come Google Play per Android o Apple Store Mondo Mac. Dunque installare un buon antivirus sia sul proprio computer che tablet o smartphone, cosicché alcune applicazioni non possano installare a nostra insaputa, codice malevolo (spyware, adware), carpendo i nostri dati personali. Installando l'APP infatti, l'autorizziamo ad accedere a tutti i nostri dati, come immagini, video e rubrica. Infine bisognerebbe aggiornare sempre le APP installate, in quanto non farlo, equivarrebbe a renderle vulnerabili a malware".
"Oggi che sui social si stanno diffondendo messaggi poco chiari, spediti sotto il nome di mittenti ignari, credi che siano opera di persone specifiche e consapevoli di colpire la reputazione di qualcuno, o si tratta di virus generati all'interno della rete che colpiscono a caso?".
"Il codice malevolo creato dai criminali informatici oggi ha l'obiettivo principale di aprire un varco sui nostri sistemi e di sfruttarne la vulnerabilità, insieme a quella dei programmi installati. Credo che, nel caso qualcuno ci prenda di mira, egli possa accedere in qualche modo ai nostri dati. Ma penso che comunque oggi ci pensiamo già noi a regalare informazioni preziose sulla nostra persona al web e ai motori di ricerca, grazie ai quali incrociando i dati presenti sulle diverse piattaforme, partendo dal nostro nome e cognome, è possibile risalire alla nostra identità digitale. Dunque evitiamo di sovraesporci su internet con immagini e video che riguardano la nostra sfera affettiva. Attenti anche a pubblicare foto di terzi senza una preventiva autorizzazione scritta ed altrettanto a taggare, se non autorizzati. Configuriamo il nostro sistema con un buon antivirus ed impostiamo password efficaci, differenziandole per ognuno dei servizi utilizzati, proteggendole con un sistema di doppia autenticazione dati, salvati in cloud (dropbox, google drive...), piuttosto che con accesso alla nostra posta elettronica. Verifichiamo sempre le recensioni delle APP che scarichiamo. Per il software gratuito (freeware o opensource), consiglio di scaricarlo dall'ottimo portale www.html.it".

Per maggiori informazioni www.sicurinrete.com.
                                                                                                   Ellybetta

mercoledì 13 agosto 2014

Intervista ad Antonio De Cristofaro


I libri, nutrimento per l’anima

“I miei romanzi nascono dalla mia immaginazione, dalle esperienze di vita vissuta. Scrivere per me è come un prolungamento dei miei sogni ad occhi aperti, messi nero su bianco”, per Antonio De Cristofaro, nativo di Bellona, in provincia di Caserta.
Attualmente egli risiede a Corbetta, in provincia di Milano, dove svolge la professione di insegnante di lingua e civiltà inglese.
“Mi piace descrivere ciò che immagino rendendolo il più aderente possibile alla realtà, nella mente del lettore. Mi attengo ad un precetto letterario del mondo anglosassone che dice Non dire, mostra!”.
Nel 2007 pubblica un lungo racconto dal titolo “Vite spezzate, il sogno e la memoria”, (Maremmi Editori Firenze), una storia di intrinseca drammaticità che risulta spezzata nel racconto, come è spezzata la vita di Ada e delle donne e degli uomini che le stanno intorno. Nato da un’esperienza personale è un racconto semiautobiografico.
Nel 2011 invece, il suo primo romanzo “Lucrezia Borgia, vita intima di una principessa”, (La Riflessione, Davide Zedda Editore), in cui narra la storia romanzata di Lucrezia Borgia, famosa figura femminile del Rinascimento italiano. “Non è stato facile calarmi nella realtà della protagonista, ma ho cercato di rivivere le sue vicissitudini attraverso l’essere di donna del suo tempo”.
Ed un secondo romanzo, Giada, in cui ancora una volta la protagonista è una donna, stavolta però dei tempi nostri.
“Cosa significa per te leggere un libro, invece che scriverlo?”.
“Leggere un libro per me è un arricchimento incalcolabile. Attraverso l’autore di quel libro entro in relazione con il suo mondo interiore, in un certo qual modo mi approprio del suo vissuto. I libri sono il cibo della mia anima, del mio essere, del mio pensare, del mio riflettere sulle cose della vita. Essi inoltre, sono stati di grande aiuto ed insegnamento. Ed è forse proprio per la grande quantità di libri che ho letto che sono un grande sognatore…”.
“Ma quale altra passione hai?”.
“La prima passione è quella della lettura, non passa giorno della mia vita che non legga almeno qualche pagina di un libro. Poi mi piace lo sport, da giovane ho praticato il calcio e la pallavolo, però, il calcio è stato ed è tuttora il mio sport preferito. Ero e sono anche un appassionato di ciclismo. Fino a qualche anno fa andavo in bici da corsa per divertimento, ma purtroppo un problema alla colonna vertebrale, mi ha impedito di continuare ad usare la mia amata bici! Ora la usa mio figlio, il quale ha praticato per dieci anni lo sport del ciclismo, fino ad arrivare alla categoria di Juniores con discreti risultati. Mi piace ascoltare la musica; sono rimasto ancorato ai gruppi degli anni settanta, Pink Floyd e Genesis, ma  amo molto anche la musica classica. Le mie opere preferite sono Le quattro stagioni di A.Vivaldi e La nona sinfonia di L.V. Beethoven. Ovviamente, l'altra grande mia passione è quella della scrittura”.
“Se dovessi inserire nella trama di un tuo libro delle persone a te care o vicine, quali inseriresti e quali non?”.
“Ho già provveduto ad inserirle quasi tutte, nelle mie prime tre opere, che in ordine cronologico sono: Vite spezzate, il sogno e la memoria; Lucrezia Borgia, vita intima di una principessa e Giada. Non sono uno che porta odio anche se mi si fa del male, pertanto, direi che quando mi capita di descrivere dei personaggi mi rifaccio quasi sempre a persone da me conosciute, sia parenti che amici o semplici conoscenti che hanno in qualche modo lasciato un ricordo nella mia mente. Con i primi tre libri, che considero una trilogia, ho inteso pagare il mio tributo all'elemento femminile che è stato preponderante nella mia formazione personale, caratteriale e culturale. Il mio prossimo romanzo però, vedrà come protagonista finalmente un uomo!”.
Ed uno scrittore con una forte passione per la lettura come Antonio De Cristofaro, dimostra che un bravo scrittore, prima di scrivere, è sempre un buon lettore.
                                                                                                        ellybetta
                                                                                         


mercoledì 6 agosto 2014

“Un Uomo muore davvero solo quando muore l'ultimo dei suoi sogni!”

Una frase cara questa a Diego Romeo, scrittore dalle origini napoletane, ma che attualmente risiede a Roma.
“Quando Diego hai iniziato ad interessarti alla scrittura?”.
“Mi sono avvicinato alla scrittura in un certo senso per gioco. Fin da quando avevo 13 anni infatti, scrivevo delle piccole storie per giochi di ruolo con i miei amici. Con il tempo le storie poi, si sono fatte sempre più complesse ed articolate, fino a quando 5 anni fa, ho iniziato a scrivere la prima bozza,molto diversa dalla forma attuale del testo del mio romanzo”.
Due sono le saghe scritte. La prima è Racconti delle Lande Percorse, di cui Diego Romeo ha pubblicato due libri, Come nasce un Cavaliere e La Grande Guerra.
La seconda saga è invece: Gli eroi delle Lande Percorse, di cui ha pubblicato solo un racconto gratuito, come test pilota per farsi conoscere meglio.
“Nei tuoi libri Diego cosa è possibile scoprire?”.
“Nel mio primo libro Come nasce un Cavaliere, ho descritto due sistemi, due Imperi, quello Celeste e quello del Drago che, dopo secoli di equilibrio, si affrontano con tutte le forze disponibili. In uno scenario, a tratti steampunk, si intrecciano storie di vari personaggi, semplici o eroici, quali Generali, draghi, anonimi servitori, in un clima di presagi, ma con un epilogo sorprendente. Invece, nel secondo libro, La Grande Guerra, descrivo duelli e battaglie che diventano feroci e, quando tutto sembra perduto, il finale giunge inaspettato… Anche il mio ultimo romanzo della saga Gli eroi delle Lande Percorse, è all’insegna della fantasia e dell’avventura! ”.
Con stile epico e linguaggio ricercato, Diego Romeo intreccia ideali di fratellanza, pace ed uguaglianza.
“Perché la ricerca di tali valori che oggi purtroppo è sempre più raro ritrovare?”.
“Nel 1994 mi sono unito ad un’Organizzazione cattolica e ho scoperto il fascino e la bellezza del diverso e del distante. Ho inoltre trascorso la mia adolescenza e la  maturità fra stranieri, disabili, Rom e poveri, anziani, adulti e bambini. Da loro ho appreso che cosa è la vita, la gioia ed il senso di gratitudine”.
Diego Romeo attualmente, con una laurea in Lettere e Filosofia, indirizzo storico religioso, lavora come impiegato.  Ma oltre all’amore per la scrittura Diego si diletta nel dipingere miniature, cucinare e leggere.
“La tua vita in un certo senso, la consideri avventurosa come quella dei personaggi nei tuoi libri?”.
“La mia vita è sicuramente molto avventurosa. Non solo perché ho due bambini, ma soprattutto perché occupandomi del sociale, come volontario, mi trovo a lavorare per i disabili, stranieri e Rom. Ti assicuro che in Italia, fra leggi non adeguate e forti pregiudizi, il lavoro non è mai facile qui e mi trovo, insieme a tutti gli amici che lavorano con me, spesso a dover lottare anche per i diritti più elementari, come la scuola. Ma io sono ottimista e quindi non demordo”.
“Quale avventura ti piacerebbe vivere nel futuro reale?”.
“Nella vita reale ho già la fortuna di assaporare tutte le emozioni più belle e forti che una persona normale come me può sperare di vivere, come avere al mio fianco una bellissima moglie e due splendidi figli. Dunque non ho proprio esigenza di vivere altre avventure. Forse vorrei prodigarmi di più per la pace, ma è un discorso troppo vasto…Una confessione però, la devo fare.…darei non so che cosa per vivere anche solo una delle avventure che descrivo nei miei romanzi”.

Ed è proprio a questo che servono i libri come quello di Diego e di tutti gli scrittori del mondo, a far vivere tutto ciò che non si può… e l’uomo che sogna non morirà mai…, come nel motto a lui più caro.
                                                                                                                     Ellybetta